Salvagente “digitale” per il PIL italiano

Una fetta del Prodotto Interno Lordo pari al 4 per cento. Entro il 2015 potrebbe arrivare a tal risultato la web economy in Italia, così almeno sostengono i risultati dell’indagine condotta dal Digital Advisory Group. Conosciuto con l’acronimo di DAG, il gruppo promosso da American Chamber of Commerce in Italy si compone di una trentina tra aziende, enti pubblici, organizzazioni e università. Tutte orientate a sviluppare il potenziale dell’economia digitale.

Pollice in alto per l’occupazione

Un settore che crea posti di lavoro, negli ultimi 15 anni ben 700.000 persone hanno ottenuto un contratto nel mondo del Web, il 40% nell’indotto, ovvero presso gli apparati produttivi che lavorano dietro la “macchina virtuale”. Secondo le statistiche, nel Belpaese il digitale al momento crea 1,8 nuove occupazioni di fronte a un posto eliminato. Siamo ancora lontani dalla media di 2,6:1 registrata in ben 13 paesi sviluppati. La Svezia, in cima alla classifica con il coefficiente di 3,9, sembra irraggiungibile. Ma la strada intrapresa dall’Italia sembra quella giusta.

Avanti solo le aziende che aprono al Web

Significativo come le imprese che vendono online e investono oltre il 2% del proprio fatturato annuo in tecnologie legate al Web, hanno registrato un tasso di crescita del 10%. E ancora: quelle che impiegano almeno il 5% dei propri dipendenti a mansioni correlate all’Information Technology hanno riportato un mol (margine operativo lordo) del 50% superiore alle società ancora distanti da questa ottica. E’ proprio questo il problema da risolvere, una crescita culturale che fatica ancora ad affermarsi su larga scala. Anche perchè Internet garantisce introiti da oltre 20 mld di euro a livello di impatto indiretto: ci riferiamo agli acquisti effettuati sui canali tradizionali successivamente a ricerche e valutazioni compiute sulla rete (effetto Ropo, Research Online, Purchase Offline).

Le istituzioni devono farsi sentire

Per raggiungere la quota del 4% di PIL è necessario infine un deciso scatto in avanti da parte delle istituzioni. Serve infatti colmare il digital divide, pianificare le reti di nuova generazione, assicurare una regolamentazione favorevole all’innovazione digitale. E ancora, bisogna stimolare la domanda dei consumatori, sostenere l’attività e-commerce delle PMI, incrementare l’adozione dei servizi di e-government e tanto altro.

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