Overselling, quando hosting illimitato è una trovata marketing

Overselling e hosting illimitato

A volte mi sembra di vivere nel paese della cuccagna. Così mi fanno sentire le offerte di hosting quando cerco il giusto compromesso fra prezzo, qualità e prestazioni e mi scontro con opzioni allettanti, quasi sempre accompagnate dalla dicitura “illimitato“. Dopo un attimo di entusiasmo, mi fermo un secondo a riflettere e penso a un termine che a volte dovrebbe accompagnare questo epiteto, ossia overselling.

Se non sai esattamente a cosa mi voglia riferire parlando di overselling, un esempio pratico ti chiarirà un po’ le idee.

Cos’è l’overselling

Ti è mai capitato di non poter salire su un volo perché sono stati venduti più biglietti di quanti posti il volo comprendesse? E ti è mai capitato di doverti ammassare sugli spalti o restare fuori da uno spettacolo, perché gli ingressi distribuiti erano in realtà superiori alla capacità della location che ospitava l’evento?

Bene, se in questi casi si parla di overbooking, nel caso specifico dei servizi di hosting, il termine di overbooking è sostituto da overselling.

In parole povere, con overselling si intende il brutto vizio che alcuni provider (non tutti per fortuna!) hanno di vendere risorse non veramente disponibili nei propri data center o non acquisite dai fornitori di cui sono rivenditori.

Così, offrono 500 GB di spazio a tutti gli utenti che sottoscrivono un determinato piano hosting, quando sono in realtà messi a disposizione in modo aggregato a 100 utenti diversi, a ciascuno dei quali va un porzione dei 500 GB, non calcolabile a priori, ma pari a quanto ciascuno riesce a occupare con i suoi file.

Questa situazione diventa ancora più critica quando le offerte di hosting vengono pubblicizzate come illimitate. È qui che il mondo tecnologico dell’hosting sconfina nel marketing più sfrenato.

Spazio illimitato, banda illimitata, traffico illimitato, illimitati domini, indirizzi email, account FTP, database e chi più ne ha più ne metta, te li ritrovi a un prezzo decisamente concorrenziali, pari a poche decine di euro.

Ecco, è proprio questo rapporto fra illimitato e prezzo basso che dovrebbe disilluderti sulla reale illimitatezza del piano che stai acquistando.

Overselling, perché le risorse fisiche non sono illimitate

In un modo fisico e reale dove le risorse sono limitate, pensare di avere un’offerta hosting illimitata è pura utopia e, in questi casi, l’overselling è sempre in agguato.

La tristezza è che questa pratica, una volta riservata ai soli piani di shared hosting, con la democratizzazione delle tecnologie internet inizia a essere applicata anche ad altre tipologie di offerte, come i VPS, una volta destinate ai segmenti più professionali.

Attenzione, non voglio dire che le offerte illimitate siano disoneste, ma cercare di accaparrarsi clienti con questi claim lo è. Sospendendo tutti i giudizi su quanto sia labile il confine fra marketing e disonestà, sta poi a te valutare se i servizi offerti dal provider sono realmente all’altezza delle tue esigenze o meno, al di là del pericolo overselling.

I problemi dell’oveselling

Infatti, molte volte l’overselling non genera alcun tipo di difficoltà, semplicemente perché l’offerta viene sottoscritta da utenti che usano il servizio per il proprio blog personale, per siti di piccola entità o per store online davvero a basso traffico. Questi sottoscrittori utilizzano davvero un limitato quantitativo delle risorse disponibili, per cui l’uso del termine illimitato è pleonastico. Allo stesso tempo, però, questa pratica consente ad alcuni provider di migliorare la propria immagine, arrivando a generare un aumento delle vendite quantificabile intorno al 30%.

D’altra parte, se qualcuno interpreta come dovrebbe il termine illimitato e pensa di ospitare su questi servizi siti anche solo moderatamente trafficati o crede di poterli rivendere a un numero illimitato di clienti, l’hosting rischia di trasformarsi in un vero e proprio incubo, con frequenti interruzioni di servizio, tempi di caricamento lentissimi e tutto quello che ne consegue anche a livello SEO, fra cui anche l’arrabbiatura del sottoscrittore e, se è il caso, di tutti gli utenti ospitati.

I provider, quindi, dovrebbero imparare a usare correttamente dal punto di vista marketing l’epiteto illimitato, considerando che esso può trasformarsi in una temibile arma a doppio taglio, dalla lama molto affilata.

Il successo di sistemi operativi come CloudLinux fra fornitori e rivenditori hosting e la conseguente e crescente necessità di limitare l’uso delle risorse la dice davvero lunga su quanto l’overselling sia una pratica reale e non una bugia.

Come difendersi dall’overselling

Ora, se stai cercando un servizio hosting condiviso, una VPS o qualsiasi altro servizio web (anche solo per l’hosting delle tue email), c’è un modo per difenderti dall’overselling.

Prima di tutto, diffida dalle offerte a bassissimo costo e se proprio vuoi affidarti a esse, appura quante risorse ti vengano realmente assegnate o a quali limiti percentuali sia sottoposto il tuo account contattando il provider o, ancora meglio, leggendo i Termini di Servizio (TOS – Terms of Service). Ad esempio, leggendo questi documenti, puoi scoprire che GoDaddy, giusto per citarne uno, penalizza gli account che memorizzano più di 1GB di dati o consumano più del 5% della CPU disponibile.

Poi, cerca sempre di affidarti a provider seri e di comprovata affidabilità, considerando che alcuni (come Artera, ndr) certificano il non uso dell’overselling. TopHost, invece, è l’unico caso in Italia di “overselling smart”. Questo significa che gli hosting condivisi sulle stesse macchine vengono monitorati in tempo reale in modo da filtrare chi abusa di risorse che causerebbero rallentamenti a livello di server.

Infine, valuta tu stesso o informati sui termini di uptime per SLA, sui tempi di caricamento delle pagine, sulla qualità del supporto tecnico e sulla reputazione del brand, cercando di andare sempre oltre il prezzo e la trovata marketing del momento.

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