Paesi emergenti contro Icann e il caro-dominio

Dopo il via libera ottenuto per il nuovo sistema di naming,  sono filtrate anche le cifre che  le aziende dovrebbero mettere sul piatto per veder creato un dominio personalizzato. Icann, l’organizzazione no profit californiana che gestisce il sistema di identificazione dei siti web. ha fissato la quota a 500 mila dollari. Tanti, troppi a giudizio dei paesi in via di sviluppo, che hanno deciso di alzare la voce e rispondere con una proposta ben precisa: detronizzare la Corporation a stelle e strisce in favore di un’agenzia a gestione  Onu.

Voto a favore di un’ente superpartes

L’idea, venuta ai rappresentanti di Kenya e Cina, si ispira al modello dell’International Telecoms Union (Itu). A giudizio dei contestatori, il coordinamento globale della rete non può dipendere da una realtà regolata dalle norme di un solo paese, gli Stati Uniti. Meglio affidare il controllo a un ente superpartes, in grado di conciliare le esigenze e gli interessi di tutti gli attori. Da qui l’intuizione di candidare le Nazioni Unite.

Monopolio significa ricavi di prim’ordine

Ma forniamo qualche numero su Icann. Fondata nel 1998, l’Internet corporation for assigned names and numbers ha un contratto con il Dipartimento Usa del Commercio, per la gestione del database della Internet assigned numbers authority, la cassaforte che contiene i nomi dei domini a livello globale. Una funzione che solo nel 2010 ha registrato ricavi per 65 milioni di dollari, per buona parte derivati dalla gabella di 25 centesimi di dollaro pagata ogni volta che si registra un dominio su Internet. Tutti gli utili sono tenuti in cassa in previsione di spese legali, che sono all’ordine del giorno.

In pochi possono permettersi certe cifre

I numeri, già di per sè importanti, andranno sicuramente corretti al rialzo ora che le aziende potranno richiedere suffissi personalizzati. Tuttavia il tariffario reso noto dal gestore dovrebbe tenere alla lontana molti clienti, soprattutto quelli provenienti da nazioni esterne al comparto delle economie occidentali. Di questo passo, immaginiamo che Kenya e Cina riceveranno solidarietà e appoggio da altre nazioni che non vogliono sentirsi tagliate fuori.  E che parimenti sono contrarie alla diffusione del dominio .xxx per i siti a luci rosse.

Lascia un commento

Tutti i campi sono obbligatori.
L'indirizzo email non verrà pubblicato