Tra reale e virtuale: opportunità o rischio?

Se state leggendo un blog è molto probabile che, come me, rappresentiate il profilo medio dell’utente Internet moderno.

Siete propensi alle nuove tecnologie tanto da avere anche e sempre a portata di mano uno smartphone connesso 24h su 24h ad Internet che vi permette di verificare, controllare, gestire pagine Facebook, il profilo Twitter e di Google plus, aggiungere Pin alla board di Pinterest, scattare e condividere foto grazie ad Instagram, fare il check-in con Foursquare, leggere e-mail, informarvi su blog e navigare tra portali e siti.

Ma tutte queste azioni aiutano e supportano veramente le mie relazioni? Se sì di che tipo di relazioni si tratta?

Mi sono posta queste domande dopo l’ennesima ‘discussione’ con amici, della quale sono sicura ognuno di noi prima o poi diventa involontariamente protagonista. Sì quelle discussioni in cui escono frasi tipo “ma guardi sempre quel cellulare…” “…cosa ci trovi nei social…” “perché dovrei connettermi…” e tu cerchi di trasferire con tutta la tua passione contenuti, teorizzando sulla perfetta integrazione tra reale e virtuale.
Ho scritto dopo l’ennesima ‘discussione’, ed è proprio questa parola ‘ennesima’ che mi ha fatto venire qualche scrupolo sulla direzione del mio/nostro comportamento.

La cultura della distrazione di Kraus:

Così, qualche giorno fa, mentre leggevo e navigavo tra i post, cercando articoli che parlavano di dinamiche relazionali, sono approdata sul blog di un ‘certo’ Joe Kraus.

Il signor Joe Kraus, è un imprenditore partner di Google Ventures: all’attivo ha la costituzione di società come excite.com (1993) o JotSpot (2001). É un investitore attivo in diverse società tra cui LinkedIn, Aardvark (venduto a Google nel 2010), Kongregate, OpenCandy e membro del consiglio di amministrazione della Electronic Frontier Foundation (EFF.org). Non è quindi uno sprovveduto, ma un grande professionista ed esperto del settore!

Aprendo il blog vedrete subito una frase chiara e sintetica con la quale ha definito un’interssante teoria “We’re creating a culture of distraction“. La frase ci fa entrare subito nell’argomento intuendo contenuti e toni poi utilizzati nel post: un punto di vista rigido, una critica energica e seriamente preoccupata per il futuro delle relazioni. Secondo Kraus, infatti, ciò che noi stiamo costruendo con l’utilizzo casuale e senza regole di strumenti e dispositivi digitali, è una vera e propria cultura della distrazione. “Non ci accorgiamo di cosa stiamo perdendo di noi stessi e delle nostre relazioni l’uno con l’altro e di quello che in molti casi definirei la nostra umanità…”

Kraus indaga e si chiede a che livello il rapporto che ognuno di noi ha col mezzo tecnologico sia o meno malato. Non ne fa un problema circoscritto alla sfera dell’utilizzo uomo-macchina e del semplice desiderio di contatti virtuali che ritiene sacrosanti e utili, ma focalizza la sua teoria su quanto sia difficile staccarsi dagli strumenti tecnologici in presenza di contatti reali. Crediamo di essere ‘multi-tasking’ e flessibili, dice, in realtà studi testimoniamo come il cervello cerchi di passare rapidamente avanti e indietro attraverso diverse attività col risultato di diventare fino al 40% in meno efficienti in qualsiasi attività stiamo svolgendo. Il nostro cellulare diventa così un ostacolo alle connessioni umane, un limite e non un mezzo di arricchimento della nostra vita.

Guardatevi intorno e osservate

In effetti, dopo aver letto il suo post, da qualche giorno cerco di porre attenzione ai miei comportamenti e a quelli della gente che mi circonda.
Mi sono così accorta di quanto abbia ragione sulla questione del problema relazionale. Guardatevi intorno e pensate: in auto, in ufficio, mentre pranzate quante volte assistiamo a questi comportamenti o ne siamo protagonisti?
La tentazione di sbirciare, leggere, twittare è veramente forte! Un piccolo tocco… sì dai… magari mentre la persona davanti a noi ci parla.

Una piccola esperienza personale

Ad ottobre sono stata allo SMAU. In pausa pranzo ero in coda dietro ad un signore che poi casualmente ho ritrovato sul mio stesso tavolino. Era una persona anziana e, forse brutto ma vero, ha attirato subito la mia attenzione perché si rapportava con chiunque con una gentilezza unica e delicata, ormai rara e preziosa. Ho trovato splendido il momento in cui è squillato il telefono e dopo averlo estratto dalla giacca (sì, non era appoggiato sul tavolino) mi ha detto “mi scusi signora la infastidisco se rispondo?”. Ne è nata una bellissima chiacchierata della quale ricordo essenzialmente due concetti che vi riporto sintetizzandoli così:

  1. che bella la tecnologia, quante cose si possono fare e che fortuna avete voi giovani!
  2. Ma quanta tristezza provo quando vi vedo fissi, immobili e silenziosi verso un mini-schermo. Prima, venire a Milano e prendere il metrò era un’occasione d’incontro per me così come la coda alle poste o in banca, il caffè al bar… oggi hai timore di disturbare, avete tutti la testa china… non so, ma a me sembrate tutti muti. Lei è sicura che questi “cosi” ci stanno aiutando?

Il rischio

Ciò che espone Kraus è sicuramente un punto di vista radicale ma, è inutile negarlo, per molti aspetti è drammaticamente reale. Così com’è assolutamente condivisibile il punto di vista di quel signore gentile. A ben vedere, la posizione è la stessa: sì alla tecnologia, ma attenzione, perché la qualità dei rapporti con le persone subisce un vero attacco. Lo strumento deve essere guidato dall’uomo e non viceversa. Il rischio è quello di trasferire un modello superficiale anche nei rapporti reali, quello di non percepire la differenza tra un rapporto temporizzato e uno invece profondo che permetta di vivere e godere pienamente di quell’attimo fuggente, unico e irripetibile grazie a quelle determinate persone.

Una possibile proposta (ma che non mi basta)

Come fare allora per intrecciare in modo armonioso reale e virtuale? Lo stesso Kraus, pur riconoscendo che molto dipende dall’educazione che ognuno di noi dovrebbe avere verso i propri interlocutori, propone di auto-disciplinarsi scandendo, temporizzando dei momenti ben precisi durante la giornata, nei quali spegnere i dispositivi, così da poter vivere il virtuale senza penalizzare il reale. Non è forse ciò che ha fatto quel signore, semplicemente animato dal buon senso?

Arrendetevi perché “essere digitale è reale”

Sono convinta che il contatto umano sia un’immensa e preziosa ricchezza da preservare ed è corretto interrogarsi sui propri comportamenti. L’attenzione all’altro nei rapporti reali è fondamentale e non deve essere applicata solo per questioni legate alla buona educazione o perché ci auto-regoliamo: ci permette di non perdere attimi preziosi legati a quella persona, al suo sguardo, ai suoi gesti, al suo modo di porsi, vivendo pienamente la sua presenza fisica. Il mondo però cambia, si evolve e si creano nuove opportunità di intessere relazioni come quelle offerte dai Social network e da Internet. Fermo restando che pratiche come guidare/chattare, ascoltare qualcuno guardando il proprio tablet, pranzare accompagnati e “schiaffeggiare” nervosamente il proprio smartphone, siano sintomo di poca educazione e attività rischiose per la propria vita (vedi rischio incidenti) che non devono essere favorite, io dico: arrendetevi. Vivere i social e avere una presenza virtuale, non significa necessariamente soffrire di psicopatologie e vivere nella totale nevrosi e infelice distrazione!

Arrendetevi cari amici ad una vita che, grazie al cielo, sarà sempre più integrata. Arrendetevi a tutto ciò che favorisce il continuo scambio virtuale/reale perché è la direzione presa ed è una opportunità, non un rischio. Ieri sera, grazie alla iniziativa di Meet the Media Guru ho assistito ad un intervento in live streaming di Castells. Chi era presente a Milano? Chi invece era comodamente sdraiato nel proprio letto come me? Io non lo so, ma la TL (Time Line) di Twitter era piena di gente che comunicava sull’argomento. Io senza l’utilizzo di questi mezzi non avrei mai potuto ascoltare e godere delle parole di Castells, interagendo con circa 200 utenti!

In real a casa mia cosa accadeva? Toglievo tempo a qualcuno? Mi distraevo? No. Dopo la cena, momento quotidiano di prezioso incontro, la mia dolce metà si è visto una partita in TV avvisato del fatto che avrei passato la serata connessa. Non voglio generalizzare, ma, in effetti, come in molte occasioni, basta applicare buon senso senza farsi prendere da posizioni estreme.

Io la penso così, e voi? Vi sentite posseduti dagli strumenti digitali, risucchiati nella vita virtuale e distratti in quella reale o come dice Castells “Essere digitale è reale” ?

Vi auguro come sempre un ottimo #futurosemplice integrato, sperando (appunto) di interagire anche con ognuno di voi in TL. Vi aspetto!
@rosagiuffre

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Commenti

  1. avatarRosa Giuffre Autore

    Grazie Cristian! Ho letto subito il tuo articolo e credo si sposi perfettamente col mio, anzi direi che potrebbe essere benissimo la giusta continuazione perchè indichi delle regole precise. Così come ho scritto io credo nel buon senso, ma se la percezione è quella che il digitale ci sta prendendo la mano a discapito del reale, è corretto auto-limitarsi imponendosi alcune regole. Così io sono convinta che rapporti reali e affetti non subiranno nulla… Interessante l’idea di zone dedicate alla wi-fi… ci penserò. Grazie ancora a presto!

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