Sicurezza dei dati in azienda: i sistemi utilizzati in Italia

La sicurezza dei dati dovrebbe essere una delle principali preoccupazioni per qualunque azienda da quella individuale alla multinazionale. Se però le grandi aziende sono attente a questo aspetto ed investono una non indifferente fetta dei profitti nel settore IT, lo stesso non vale per le piccole e medie imprese.

Da una recente ricerca di Buffalo Technology risulta infatti che in Italia (come anche nel resto dell’Europa) sebbene l’88% delle aziende intervistate affermi di effettuare backup dei dati, il 20% lo farebbe utilizzando chiavette USB, CD e DVD, supporti evidentemente non adeguati (facilità di smarrimento, danneggiabili e soggette a furti), il 36% utilizza hard disk esterni, una soluzione migliore rispetto alle precedenti ma che tuttavia non dà garanzie in caso di danneggiamenti. Solamente il 29% delle aziende intervistate utilizza soluzioni NAS (Network Attached Storage), che consentono di centralizzare i dati ed utilizzare strategie RAID.

Se poi guardiamo alla frequenza dei backup solo il 50% effettua un backup giornaliero per scendere all’8% per quello orario.

Tutto questo nonostante ben il 32% delle aziende intervistate indichi come molto grave l’eventuale perdita dei dati mentre il 27% collegherebbe questo evento ad un significativo danno economico.

Se ci spostiamo quindi sulla sicurezza dei dati questo sembra un ambito conosciuto solamente dalle grandi aziende. Crittografia dei dati, controlli DLP (Data Loss Prevention) o molto più semplicemente firewall e policy di accesso sono termini sconosciuti ai più anche nei reparti tecnici. Per non parlare del monitoraggio e l’identificazione real-time di eventuali accessi non autorizzati alla rete aziendale.

Al momento, specialmente in Italia, si prosegue con metodi poco adeguati fino a quando un evento inaspettato provoca realmente un danno. Questo porta poi a comprendere la reale importanza dei dati aziendali e a scegliere soluzioni che garantiscano maggiore sicurezza.

Siamo tuttavia convinti che una maggiore “cultura tecnologica” delle nuove generazioni porterà un miglioramento anche nell’ambito della sicurezza dei dati a partire da quelli personali fino ad arrivare ai dati sensibili di un’azienda.

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